L’età risorgimentale in Italia ha contribuito ad una rilettura dell’opera e dantesca alla luce dei tempi nuovi di rinnovamento politico, consacrando il Sommo Poeta come «profeta dell’Italia nuova», «padre della nazione» e come «il più italiano degli italiani» (concetti ribaditi nel 1922 da Vittorio Cian nel saggio Il Dante nostro, pubblicato nella miscellanea Dante e il Piemonte). Nel XIX secolo gli studi danteschi in Piemonte rifioriscono non solo con grandi nomi quali Alfieri, Gioberti, De Sanctis, con le sue celebri lezioni dantesche nel collegio torinese di S. Francesco da Paola, o ancora Cesare Balbo, autore di una celeberrima Vita di Dante, ma interessano anche alcuni intellettuali minori: è il caso di Santorre di Santa Rosa, che studia Dante sin dalla prima giovinezza alla luce delle lezioni alfieriane e foscoliane. Gli zibaldoni letterari dimostrano che il Santa Rosa si avvicina alla lettura di Dante già nel 1800, non ancora diciottenne, e che porta avanti questi studi per lungo tempo, con un’intensificazione negli anni del Grand tour fiorentino, fino ad un intenso amore letterario nel periodo successivo ai moti rivoluzionari del ‘21, quando l’esilio stimola Santorre ad un’identificazione con l’esule fiorentino. Nelle carte inedite di Santa Rosa sono numerosi i richiami a Dante: passi della Commedia sono trascritti e commentati attraverso riflessioni di carattere linguistico ma soprattutto politico; tracce degli studi danteschi si ritrovano nei materiali per la redazione della parte storica del suo romanzo inedito Lettere Siciliane; reminiscenze e citazioni sono presenti nei diari e nelle lettere e nei Ricordi dell’esilio si legge l’intenzione di Santorre di scrivere una tragedia ispirata ad un episodio della Commedia, analogamente a quanto stava facendo negli stessi anni Silvio Pellico. Il contributo si sofferma anche sul Commento alla lettura di Dante, abbozzato da Santorre nel 1804 in uno dei suoi Brouillons Littéraires.

«Génie flexible, âme fière, cœur tendre»: Dante riletto da un intellettuale piemontese dell’Ottocento

TAVELLA, CHIARA
2017-01-01

Abstract

L’età risorgimentale in Italia ha contribuito ad una rilettura dell’opera e dantesca alla luce dei tempi nuovi di rinnovamento politico, consacrando il Sommo Poeta come «profeta dell’Italia nuova», «padre della nazione» e come «il più italiano degli italiani» (concetti ribaditi nel 1922 da Vittorio Cian nel saggio Il Dante nostro, pubblicato nella miscellanea Dante e il Piemonte). Nel XIX secolo gli studi danteschi in Piemonte rifioriscono non solo con grandi nomi quali Alfieri, Gioberti, De Sanctis, con le sue celebri lezioni dantesche nel collegio torinese di S. Francesco da Paola, o ancora Cesare Balbo, autore di una celeberrima Vita di Dante, ma interessano anche alcuni intellettuali minori: è il caso di Santorre di Santa Rosa, che studia Dante sin dalla prima giovinezza alla luce delle lezioni alfieriane e foscoliane. Gli zibaldoni letterari dimostrano che il Santa Rosa si avvicina alla lettura di Dante già nel 1800, non ancora diciottenne, e che porta avanti questi studi per lungo tempo, con un’intensificazione negli anni del Grand tour fiorentino, fino ad un intenso amore letterario nel periodo successivo ai moti rivoluzionari del ‘21, quando l’esilio stimola Santorre ad un’identificazione con l’esule fiorentino. Nelle carte inedite di Santa Rosa sono numerosi i richiami a Dante: passi della Commedia sono trascritti e commentati attraverso riflessioni di carattere linguistico ma soprattutto politico; tracce degli studi danteschi si ritrovano nei materiali per la redazione della parte storica del suo romanzo inedito Lettere Siciliane; reminiscenze e citazioni sono presenti nei diari e nelle lettere e nei Ricordi dell’esilio si legge l’intenzione di Santorre di scrivere una tragedia ispirata ad un episodio della Commedia, analogamente a quanto stava facendo negli stessi anni Silvio Pellico. Il contributo si sofferma anche sul Commento alla lettura di Dante, abbozzato da Santorre nel 1804 in uno dei suoi Brouillons Littéraires.
Rencontres de l'Archet
Fondazione Natalino Sapegno - Morgex
14-19 settembre 2015
Atti delle Rencontres de l’Archet
«Centro di Studi storico-letterari Natalino Sapegno – onlus» - Lexis Compagnia Editoriale
172
179
9788894206432
http://www.sapegno.it/sapegno/data/File/pubblicazioni/RENCONTRES%202015.pdf
Santorre di Santa Rosa, Letteratura del Risorgimento, Mito di Dante, Letture dantesche
Tavella, Chiara
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Rencontres de l'Archet - Tavella.pdf

Accesso aperto

Tipo di file: PDF EDITORIALE
Dimensione 2.29 MB
Formato Adobe PDF
2.29 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2318/1631859
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact