A cavallo fra poesia, voce e accompagnamento sonoro e musicale, lo "Spettacolo-concerto Majakovskij" è stato uno dei più longevi lavori nella carriera artistica di Carmelo Bene. Dalla prima esecuzione teatrale del 1960 alla quinta e ultima edizione nel 1980, nel cinquantesimo anniversario della morte del poeta russo Majakovskij, lo spettacolo attraversa trasversalmente diverse fasi della produzione dell'artista dagli esordi laboratoriali all’avvio della stagione concertistica. La partitura dello spettacolo, un collage di poesie di Aleksandr Blok, Vladimir Majakovskij, Sergej Esenin e Boris Pasternak, offre a Bene un’occasione particolarmente fertile di declamazione in versi e di uso musicale della voce, in una costante e ardua sfida espressiva tra la phone dell’attore e la componente musicale. La versione televisiva dello spettacolo, realizzata nel 1976 con il titolo di "Bene! Quattro modi di morire in versi", costituisce una preziosa testimonianza di uno fra i momenti più alti della ricerca, da parte dell’artista salentino, sulla «macchina attoriale» e sulle possibilità espressive della voce umana a teatro. La straordinaria estensione timbrica e l’uso delle modulazioni della voce diede così vita a una nuova dimensione significante in grado di creare, nelle parole di Salvatore Vendittelli (collaboratore fondamentale di Carmelo Bene nelle prime edizioni dello spettacolo), una «nuova improvvisa drammatica realtà: l’impossibilità umana di raggiungere la verità, l’armonia tra le cose della natura che è selvaggia e senza pensiero».

«Quattro diversi modi di morire in versi». Carmelo Bene e i poeti russi nello Spettacolo-concerto Majakovskij

Leonardo Mancini
2019-01-01

Abstract

A cavallo fra poesia, voce e accompagnamento sonoro e musicale, lo "Spettacolo-concerto Majakovskij" è stato uno dei più longevi lavori nella carriera artistica di Carmelo Bene. Dalla prima esecuzione teatrale del 1960 alla quinta e ultima edizione nel 1980, nel cinquantesimo anniversario della morte del poeta russo Majakovskij, lo spettacolo attraversa trasversalmente diverse fasi della produzione dell'artista dagli esordi laboratoriali all’avvio della stagione concertistica. La partitura dello spettacolo, un collage di poesie di Aleksandr Blok, Vladimir Majakovskij, Sergej Esenin e Boris Pasternak, offre a Bene un’occasione particolarmente fertile di declamazione in versi e di uso musicale della voce, in una costante e ardua sfida espressiva tra la phone dell’attore e la componente musicale. La versione televisiva dello spettacolo, realizzata nel 1976 con il titolo di "Bene! Quattro modi di morire in versi", costituisce una preziosa testimonianza di uno fra i momenti più alti della ricerca, da parte dell’artista salentino, sulla «macchina attoriale» e sulle possibilità espressive della voce umana a teatro. La straordinaria estensione timbrica e l’uso delle modulazioni della voce diede così vita a una nuova dimensione significante in grado di creare, nelle parole di Salvatore Vendittelli (collaboratore fondamentale di Carmelo Bene nelle prime edizioni dello spettacolo), una «nuova improvvisa drammatica realtà: l’impossibilità umana di raggiungere la verità, l’armonia tra le cose della natura che è selvaggia e senza pensiero».
L’Ottobre delle arti
Aaccademia University Press
288
299
978-88-31978-361
Carmelo Bene, poeti russi del Novecento
Leonardo Mancini
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