Il contributo si sofferma sulla descrizione del paesaggio alpino di primo Ottocento a partire dall’esame di documenti conservati presso l’Archivio Santa Rosa (Savigliano, CN). Nel corso della sua vita Santorre di Santa Rosa (1783-1825) ebbe infatti più di un’occasione di attraversare i valichi delle Alpi per recarsi, per ragioni di carattere familiare o militare, dal Piemonte alla Savoia. Le lettere e i diari annotati dal patriota durante questi viaggi – come l'inedito "Journal d’un voyage de Turin à Lyon" (1798) e i manoscritti risalenti alla campagna antinapoleonica di Grenoble (1815) – custodiscono interessanti testimonianze relative al territorio, in particolare a quello della valle di Susa, e ai suoi cambiamenti. Attraverso questi documenti inediti Santorre rivela il suo ‘pre-romanticismo’ e la scelta di rifugiarsi nella contemplazione del paesaggio di montagna per ricercare nella natura una consonanza con i propri sentimenti interiori, offrendo una conferma di quel connubio tra natura, lettura e memoria che rappresenta una costante dell’intera sua produzione autobiografica.

Il Moncenisio, il Monviso e altri paesaggi alpini nelle scritture dell’io di Santorre di Santa Rosa

Chiara Tavella
2021-01-01

Abstract

Il contributo si sofferma sulla descrizione del paesaggio alpino di primo Ottocento a partire dall’esame di documenti conservati presso l’Archivio Santa Rosa (Savigliano, CN). Nel corso della sua vita Santorre di Santa Rosa (1783-1825) ebbe infatti più di un’occasione di attraversare i valichi delle Alpi per recarsi, per ragioni di carattere familiare o militare, dal Piemonte alla Savoia. Le lettere e i diari annotati dal patriota durante questi viaggi – come l'inedito "Journal d’un voyage de Turin à Lyon" (1798) e i manoscritti risalenti alla campagna antinapoleonica di Grenoble (1815) – custodiscono interessanti testimonianze relative al territorio, in particolare a quello della valle di Susa, e ai suoi cambiamenti. Attraverso questi documenti inediti Santorre rivela il suo ‘pre-romanticismo’ e la scelta di rifugiarsi nella contemplazione del paesaggio di montagna per ricercare nella natura una consonanza con i propri sentimenti interiori, offrendo una conferma di quel connubio tra natura, lettura e memoria che rappresenta una costante dell’intera sua produzione autobiografica.
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Santorre di Santa Rosa, Journal d'un voyage de Turin à Lyon, Confessions, Letteratura dell'Ottocento
Chiara Tavella
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