Un intrico di rapporti collega Ficino, Botticelli e Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, secondo cugino di Lorenzo il Magnifico, la cui istruzione fu affidata allo stesso Marsilio, a Poliziano e al poeta Naldo Naldi. Ora, dall’epistolario ficiniano emergono prove tangibili di come Venere —quale gratiosissima forma — diventi chiave di volta di un’idea di verità connotata da un forte ascendente pedagogico, estetico e morale, ideale concepito in vista di una nuova concezione dell’essere umano. Quest’idea si pone altresì a diretto contatto con le opere del grande pittore fiorentino commissionate da Laurentius minor: la Primavera (1478 ca.) e la Nascita di Venere (1482 ca.). L’esito di questa feconda intersezione di apporti filosofici e artistici è che, come scrive Ficino, non ci si possa mai stancare di “lodare la nobiltà della vista e la sublimità della bellezza visiva in quanto simbolo dello splendore divino”, splendore la cui immediatezza è tale da potersi additare, sperimentare in immagine tangibile, aggirando ogni problema linguistico: una sorta di vera icon puchritudinis. La Nascita di Venere e la Primavera, da questo punto di vista, assurgono a schema sensibile-immaginativo di un vero programma filosofico-teologico volto alla definizione dell’umano, dove il discorso si fa costellazione simultanea di senso, da ammirarsi anzitutto con la vista.

Cusano, Ficino, Botticelli e la nuova idea di Humanitas

Gianluca Cuozzo
2022

Abstract

Un intrico di rapporti collega Ficino, Botticelli e Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, secondo cugino di Lorenzo il Magnifico, la cui istruzione fu affidata allo stesso Marsilio, a Poliziano e al poeta Naldo Naldi. Ora, dall’epistolario ficiniano emergono prove tangibili di come Venere —quale gratiosissima forma — diventi chiave di volta di un’idea di verità connotata da un forte ascendente pedagogico, estetico e morale, ideale concepito in vista di una nuova concezione dell’essere umano. Quest’idea si pone altresì a diretto contatto con le opere del grande pittore fiorentino commissionate da Laurentius minor: la Primavera (1478 ca.) e la Nascita di Venere (1482 ca.). L’esito di questa feconda intersezione di apporti filosofici e artistici è che, come scrive Ficino, non ci si possa mai stancare di “lodare la nobiltà della vista e la sublimità della bellezza visiva in quanto simbolo dello splendore divino”, splendore la cui immediatezza è tale da potersi additare, sperimentare in immagine tangibile, aggirando ogni problema linguistico: una sorta di vera icon puchritudinis. La Nascita di Venere e la Primavera, da questo punto di vista, assurgono a schema sensibile-immaginativo di un vero programma filosofico-teologico volto alla definizione dell’umano, dove il discorso si fa costellazione simultanea di senso, da ammirarsi anzitutto con la vista.
Nicolás de Cusa: Unidad en la Pluralidad
Filo UBA - Facultad de Filosofía y Letras
Colleccíon Saberes
II
275
322
978-987-8927-15-2
Pittura, Metafisica, Immagine, Botticelli
Gianluca Cuozzo
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